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Valentina Caruso: Il Parco pubblico mai aperto

Un altro dei simboli del degrado del quartiere Settecamini, e’ il Valentina Caruso, un parco pubblico dedicato alla memoria di Valentina Caruso, una ragazzina venuta a mancare a causa di un incidente. Oggi abbandonato a se stesso, divenuto una selva dimorata da topi, scarafaggi e milioni di formiche che invadono le abitazioni adiacenti. Inoltre, odori nauseabondi.

Inaugurato come parco pubblico a gli inizi degli anni 2000, immediatamente all’inaugurazione e’ stato recintato ed utilizzato come centro sportivo, di cui si e’ saputo essere privato per una quindicina di anni, fin quando la gente ha cominciato a parlarne sia nella vita reale che in rete, precisando che non si trattava di un circolo sportivo privato ma di un parco pubblico, motivo per cui, da un giorno all’altro sono apparse le insegne con la scritta “Centro Sportivo Comunale Valentina Caruso”. Successivamente, sempre la gente, continuava a specificare che quello non era stato inaugurato come centro sportivo, ben si inaugurato come parco pubblico, ma di fatto utilizzato per scopi economici legati allo sport, al punto di molestare i residenti attraverso uno

Stadio tenda accorpato alle abitazioni il quale, amplificando urla e schiamazzi, rendeva di fatto impossibile la quiete pubblica.

Lo stadio tenda, ad oggi abbandonato dentro il parco, oggi e’ divenuto dimora per termiti, scarafaggi e topi, inoltre utilizzato come discarica dai senza fissa dimora che vi abitavano sino a poco tempo fa senza alcuna norma igienica, senza acqua e luce. Quando era in funzione invece, e’ stato fonte di molestia tale che molti residenti hanno dovuto svendere casa stremati dai rumori assordanti che esso produceva tutti i giorni, domeniche comprese, ed a qualsiasi ora. Vani erano i tentativi di chiamare i vigili urbani i quali, alle lamentele dei cittadini, rispondevano che la struttura era in regola poiche’ aveva i permessi e rispettava gli orari, ma non era vera nell’una e nell’altra cosa poiche’, non solo gli orari non venivano rispettati, ma esiste una bella differenza tra rumori normali e rumori assordanti e molesti, i quali sempre ed in ogni caso, non possono essere fattibili. Quando la gente ha smesso di chiedere pace e tranquilita’, ma ha cominciato a porsi domande su come e con quali criteri erano stati forniti i permessi per impiantare una struttura simile praticamente dentro casa della gente molestandola al punto di costringerla a vendere casa o finire sotto cure psichiatriche, lo stadio tenda e’ stato abbandonato da un giorno all’altro.

Oggi, il parco pagato ed inaugurato come parco, continua a non essere aperto al pubblico come parco, ma nel quartiere si vocifera di fantomatiche 700 mila euro che potrebbero essere finanziati attraverso appalti da parte di fantomatiche associazioni sportive per una fantomatica riapertura, sempre non come parco pubblico ma per farci cio’ che i fantomatici possessori dei 700 mila euro vogliono farci, ma per fortuna si tratta soltanto di voci, poiche’ il Valentina Caruso e’ un parco pubblico e soltanto come tale deve essere aperto e l’unica cosa certa e’ che sono tanti i residenti sul piede di guerra, disposti a continuare ad opporsi a subire nuovamente molestie ed ingiustizie, stanchi del fatto che a causa delle ultime gestioni, Settecamini e’ divenuto esempio di degrado e misteri burocratici, in cui pochi hanno tutto da guadagnare e molti ci rimettono in salute, molestie, mancanza di servizi e negazioni di strutture che misteriosamente diventano inagibili da un giorno all’altro, per poi divenire fonte di finanziamenti spesso esagerati, per i quali ho deciso di dedicare una serie di articoli in maniera individuale, i quali non hanno alcuna logica,come ad esempio il PARCO PUBBLICO Valentina Caruso, che in quanto tale deve essere aperto al libero passeggio ed il relax dei residenti e non a libero arbitrio e discrezione di chi crede che confonde gli interessi pubblici con gli interessi privati, oppure della prima associazione o comitato di turno.

Ex Leo via Tiburtina – il pericolo del “Mostro di Amianto”

Roma, via Tiburtina, il fatiscente edificio della ex Leo Penicillina, dopo la sentenza di abbattimento immediato e relativo immediato smaltimento dei rifiuti del 2014, dopo otto anni, nel 2022, e’ ancora “si fa per dire” in piedi. Il sottoscritto se ne e’ occupato negli anni passati, ma a parte uno sgombero avvenuto nel 2018, con tanto di media di sistema e governanti a fare le solite promesse, il “Mostro di amianto”, come lo chiamano i residenti della zona, e’ tornato ad essere l’esempio dominante del degrado ed il fallimento.

Oggi sembra un edificio bombardato durante la guerra mondiale, ma in realta’ e’ stato costruito successivamente ed inaugurato nel 1950 come il piu’ grande edificio europeo adibito a casa farmaceutica, nel 1990 e’ stato abbandonato e lasciato a se stesso. Se per un trentennio ha avuto la funzione di salvare vite umane, successivamente e’ risultato essere l’opposto, poiche’ dopo l’abbandono, qualcuno ha pensato di farne una struttura alberghiera, ma non appena iniziati i lavori, questi sono stati abbandonati per alto contenuto di amianto, fin quando nel 2014 finalmente una sentenza esecutiva ne ha ordinato l’abbattimento immediato, che ovviamente non e’ mai avvenuto, divenendo una dei tanti edifici abbandonati di via Tiburtina tramutato in alloggio fatiscente per clandestini che diventano richiedenti asilo e cittadini italiani. Dopo che i pesci piccoli dell’informazione come me se ne sono occupati, e’ stato fatto uno sgombero alla presenza dei pesci grossi dell’informazione,  quelli che guadagnano grazie ai finanziamenti fatti con i soldi dei cittadini affinche’ abbiano una informazione degna di tale nome, insieme alle solite promesse di  castelli in aria con i politici di turno, e dopo aver tolto tonnellate di rifiuti accumulatisi in decenni, oggi tutto e’ tornato come prima, tanto che sono stato contattato piu’ volte da cittadini che affermano che e’ ritornato il via vai di gente nell’edificio a cui e’ impedito l’accesso con il solito nastro in plastica bicolore con cui da qualche anno si tiene insieme la citta’.

Successivamente allo sgombero nei giorni successivi su via Tiburtina, davanti l’edificio, vi erano  dei cartelloni che promettevano un altra araba fenice, stavolta la costruzione di alloggi per immigrati clandestini divenuti cittadini, ma i cartelli sono durati poco poiche’ la gente ha iniziato a chiedersi come mai tutto questo amore per i rifugiati costruendo su un edificio con sentenza di abbattimento e smaltimento immediato dei rifiuti ritenuti pericolosi.

Non e’ mancata una bufala sparsa in rete di chi affermava che l’edificio non e’ pericoloso, ma la sentenza stessa di abbattimento smonta la bufala. Non soltanto vi e’ una sentenza con esecuzione immediata mai avvenuta, ma i nativi del posto affermano che il sottosuolo dell’edificio e’ pieno di scorie medicinali, voce che i pesci piccoli ovviamente non possono verificare, poiche’ chi di dovere se ne lava le mani.

Un altro particolare e’ che l’edificio tutt’oggi e’ provvisto di luce elettrica con impianto anni 50, ma dato che e’ stato abbandonato nel 1990 non puo’ esistere un contratto, ma forse il sottoscritto ha risolto il mistero, soluzione che risolverebbe anche l’alimentazione della funzionante stazione di antenne di tipo Ericson piazzate sul silos della ex-Leo che oggi funge da torretta. Per risolvere il mistero avrei bisogno dell’aiuto di qualche pesce piu’ grosso, ma questo non accadra’ mai poiche’ la legge della natura stabilisce che i pesci grossi mangiano i pesci piccoli.

Domanda: Che fine ha fatto il piccolo cartello con sentenza di sgombero affisso sull’edificio in maniera da non essere visibile ai passanti, di cui mi sono accorto per caso nel 2016 mentre fotografavo l’edificio con il teleobiettivo? purtroppo la foto e’ andata perduta, ma e’ impossibile che a gli atti non esista traccia della sentenza, la quale prova l’effettivo stato di pericolo per la salute dei cittadini e dei residenti che hanno acquistato gli appartamenti degli edifici accorpati alla ex.Leo di recente costruzione.

Uno sgombero pero’ c’e’ stato, dunque almeno un risultato e’ stato ottenuto….invece no, e’ tornato come prima dello sgombero, ed e’ nuovamente dimorato da bisognosi che pur di avere un tetto sono disposti a tutto.